
34) L'uomo  principio delle sue azioni.
Il capitolo quinto del terzo libro dell' Etica nicomachea tratta
della deliberazione - il potere decisionale che ogni uomo possiede
-, cercando di delimitare il campo di ci che  possibile per
l'uomo deliberare, e di individuare quello che  in nostro potere
e quello che non lo . La facolt della deliberazione ha per
oggetto non i fini, ma i mezzi per conseguirli; ci che ha per
oggetto il fine  invece la volont. Il fine della morale  il
bene: esso non  da intendersi n come bene in s (Platone), n
come bene per me (in senso relativistico), bens come bene per la
persona virtuosa, la quale ha acquisito la capacit di comprendere
che cosa sia veramente il bene, mentre la gente normale continua a
confondere il bene con il piacere.
Etica nicomachea, 1112a 17-1112b 34; 1113a 15-1113b 5 (vedi
manuale pagina 138)
    1   [1112 a] [...] Si delibera forse su tutto e tutto 
oggetto di deliberazione, oppure su certe cose non c'
deliberazione?.
    2   Senz'altro si deve dire che oggetto di deliberazione non
 ci su cui delibererebbe uno stolto o un folle, bens ci su cui
delibererebbe una persona di senno.
    3   Ora, sulle cose eterne nessuno delibera: ad esempio sulle
cose dell'universo, o sulla diagonale e il lato del quadrato, che
cio sono incommensurabili.
    4   Ma neppure sulle cose che sono in divenire ma che
divengono sempre nel medesimo modo, sia per necessit; sia per
natura o per qualche altra causa: ad esempio sui solstizi e sul
sorgere degli astri.
    5   N sulle cose che si producono talvolta in un modo
talvolta in un altro, ad esempio sulle siccit e le piogge.
    6   N sulle cose che derivano dalla fortuna, ad esempio la
scoperta di un tesoro.
    7   Ma neppure su tutte quante le cose umane: ad esempio,
nessuno degli Spartani delibera come gli Sciti potrebbero
amministrare il loro stato nel modo migliore.
    8   Infatti nessuna di queste cose potrebbe essere in nostro
potere. Invece deliberiamo sulle cose che dipendono da noi e che
sono oggetto d'azione. E queste sono quelle che restano. Infatti
si ammette correntemente che cause sono la natura, la necessit e
la sorte, ed inoltre l'intelligenza e tutto ci che si produce per
mezzo dell'uomo. Ed ogni categoria di uomini delibera sulle cose
che possono essere fatte mediante loro stessi.
    9   [1112 b] Ancora, nel campo di quelle delle scienze che
sono rigorose e sufficienti in se stesse non vi  deliberazione:
ad esempio sull'ortografia (infatti non abbiamo dubbi su come si
deve scrivere). Invece quelle cose che sorgono per opera nostra e
non sempre nello stesso modo, su queste deliberiamo: ad esempio
sulle questioni di medicina e di commercio, e nel campo della
scienza del governare la nave piuttosto che in quello della
ginnastica, quanto meno procede con rigore, e cos di seguito
anche nel campo delle altre discipline, e sulle opinioni pi che
sulle scienze. Intorno a queste, infatti, abbiamo maggiormente
dubbi.
    10  Il deliberare ha luogo nelle cose che avvengono per lo
pi, ma di cui non si sa come finiranno, vale a dire nelle cose il
cui esito non pu essere determinato.
    11  E per le questioni importanti ricorriamo a persone che ci
diano consiglio, diffidando di noi stessi come non abili a
decidere.
    12  Deliberiamo non sui fini, ma sui mezzi per raggiungere i
fini. N infatti il medico delibera se guarir, n l'oratore se
convincer, n il politico se costituir un buon ordinamento, n
nessuno degli altri delibera sul fine; ma, posto il fine,
esaminano il come, ovvero con quali mezzi sar realizzato. E se
risulta che pu ottenersi con pi mezzi, esaminano con quale si
ottiene nel modo pi facile e migliore: se invece  realizzato con
un solo mezzo, esaminano come si otterr con questo mezzo, e
questo, a sua volta, con quale mezzo si otterr, finch giungano
alla causa prima, che nell'ordine della scoperta  l'ultima.
Infatti chi delibera sembra ricercare ed analizzare nel modo
suddetto, come nella costruzione di una figura ( evidente che non
ogni ricerca  una deliberazione, ad esempio le ricerche
matematiche, mentre ogni deliberazione  una ricerca); e ci che 
ultimo nell'analisi,  primo nella generazione. E se ci s'imbatte
in qualcosa d'impossibile, si desiste: ad esempio se c' bisogno
di denaro e non si  in grado di procurarselo; se invece risulta
possibile, si incomincia ad agire. E possibili sono quelle cose
che possono realizzarsi per opera nostra. Infatti le cose che
possono realizzarsi per opera dei nostri amici, in un certo modo
sono realizzate per opera nostra. Infatti il loro principio  in
noi.
    13  E talvolta si ricercano gli strumenti, talvolta il loro
uso; e similmente anche negli altri campi talvolta si ricerca il
mezzo, talvolta come [o con che mezzo] <va usato>.
    14  Sembra dunque, come s' detto, che l'uomo  principio
delle sue azioni. E la deliberazione verte sulle cose che possono
essere per lui oggetto d'azione, e le azioni tendono ad un fine
diverso da se medesime. Infatti oggetto di deliberazione non
potrebbe essere il fine; ma i mezzi per raggiungere i fini.
        [...]
    15  [1113 a] [...] Che la volont abbia per oggetto il fine 
stato detto; alcuni per ritengono che abbia per oggetto il bene,
altri ci che pare bene.
    16  Ma per coloro che sostengono che oggetto della volont 
il bene, risulta che non  oggetto della volont ci che vuole chi
ha un'intenzione non retta (se infatti fosse oggetto della
volont, sarebbe anche un bene; ma, nel caso supposto, si trattava
di un male).
    17  Invece per coloro che sostengono che oggetto della
volont  ci che pare bene, risulta che non vi  un oggetto della
volont per natura, ma che per ciascuno  ci che sembra buono. Ma
ad uno pare buona una cosa, ad un altro un'altra; e se cos fosse,
oggetto della volont sarebbero cose contrarie.
    18  Pertanto, se queste conclusioni non sono soddisfacenti,
non si deve forse dire che oggetto della volont in senso assoluto
e secondo verit  il bene, ma che per ciascuno  ci che pare
bene? Per l'uomo virtuoso lo  dunque ci che  veramente bene,
per il vizioso invece qualunque cosa, come anche nel caso dei
corpi per coloro che stanno bene sono salutari le cose che sono
veramente tali, per gli ammalati lo sono altre cose, e similmente
per le cose aspre e dolci e calde e pesanti e per ognuna delle
altre. Infatti il virtuoso giudica rettamente ogni cosa ed in
ciascuna gli appare ci che  vero. Ch conformemente ad ogni
disposizione vi sono delle cose belle e piacevoli che le sono
proprie; e senza dubbio il virtuoso si distingue precipuamente per
il fatto di vedere il vero in ciascuna, come se di quelle
disposizioni egli fosse regola e misura.
    19  Invece nella maggior parte degli uomini l'errore sembra
sorgere a causa del piacere: infatti, pur non essendo un bene,
[1113 b] ne appare. Essi scelgono dunque il piacere come se fosse
un bene e fuggono il dolore come se fosse un male.
    20  Ora, poich oggetto della volont  il fine, mentre
oggetto di deliberazione e di scelta sono i mezzi per raggiungere
il fine, le azioni che riguardano questi mezzi saranno secondo
scelta deliberata, ovvero volontarie

(Aristotele, Etica Nicomachea, Bur, Milano, 1986, volume I, pagine
203-211)

